Piano-Bis- Rabbia-

La rabbia è come l’acqua: per chi la vive e la subisce ha una potenza distruttiva in ambito personale e relazionale.

Più la evitiamo e più ci sconvolge.

Tuttavia così come i mulini sfruttano l’acqua per macinare il grano, anche l’uomo può trasformare la rabbia in risorsa, imparando a gestirla ed iniziando a comprenderla.

“Non c’è arte più nobile che quella di comprendere” Leonardo Da Vinci.

FUNZIONE EVOLUTIVA

Come ogni emozione primaria, la rabbia serve a sopravvivere, ovvero reagire a un ostacolo che impedisce di ottenere ciò che desideriamo.

Pensa ad un animale minacciato da una preda: attacca o fugge.

Immagina un collaboratore che svolge il proprio lavoro diversamente da come tu vorresti. Situazioni simili scatenano “una reazione psicofisiologica che amplifica le nostre reazioni, potenziandone gli effetti allo scopo di ottenere ciò che ci manca e di cui abbiamo bisogno” (Nardone, 2019).

I pensieri si susseguono diventando sempre più negativi, il cuore batte forte, il sangue “sale in testa”, le mani tremano finché: l’animale fugge o si difende attaccando.

E l’uomo?

Potrebbe aggredire l’altro a parole o fisicamente. Superato un certo limite c’è una reazione.

Noto un po’ a tutti è il messaggio WhatsApp rivolto al colpevole mentre le dita scorrono tremolanti sulla tastiera. Tali scatti di ira, nel medio termine, generano spesso sensi di colpa, logoranti per chi li vive e li subisce, a lungo termine conflitti nelle relazioni.

Tuttavia, prima di superare la soglia di “non sopportazione”, come potremmo sfruttare questo momento per avvicinare l’altro a noi invece che allontanarlo?

Neuroscienziati come LeDoux, psicologi come Goleman, Rosenberg e Nardone, dimostrano che questo è possibile ma come?

Imparando a riconoscere, gestire e incanalare la rabbia, ascoltando i bisogni alla base da comunicare all’altro in modo efficace e costruttivo.

RICONOSCERE LA RABBIA CON L’ASCOLTO

Secondo Goleman, essere intelligenti emotivamente significa saper riconoscere le proprie emozioni, anticiparne gli effetti e gestirle per evitare che si trasformino in tragedia.

Se volete rendervi la vita infelice, dite a una persona cosa c’è di sbagliato in lui”. M.Rosenberg.

Prova a spostare l’attenzione dall’altro a te stesso, dal colpevole al risolutore di problemi.

Non è facile ma è possibile farlo con l’allenamento iniziando a riconoscere i segnali con cui la rabbia si manifesta: prima di diventare comportamento, nasce da una frase, diventi rosso, ti batte il cuore e inizi a tremare?

Oppure nasce da un comportamento osservato, poi si blocca il respiro, ti agiti e inizi a balbettare?

INCANALARE LA RABBIA

Attraverso l’esperienza, riuscirai a riconoscere questi segnali. E poi? Fermati un attimo, fai un lungo respiro, resta focalizzato sul problema da risolvere oppure, se puoi, dedicati ad altro.

Secondo Tice, basterebbe distrarsi per lasciare sfogare l’impulso.

Secondo Nardone è strategico dargli forma, esprimerlo scrivendo una lettera rivolta al colpevole che dovrai poi gettare o bruciare.

COMUNICARE ALL’ALTRO

Queste strategie aiutano ad avere nuove idee e comunicare all’altro ciò che manca e di cui avremmo bisogno, in modo più intelligente, pacato e razionale.

Rosenberg suggerisce di trasformare il pensiero da “tu mi fai arrabbiare perché…” a “sento una rabbia dentro di me…”.

La tua reazione si trasformerà da incontrollata a gestita, da giustificata a finalizzata a raggiungere obiettivi futuri con richieste concrete: “Avrei bisogno che tu mi aiuti a….”.

Così, la reazione dell’altro, passerà dalla giustificazione dell’errore alla ricerca di una soluzione.

Cambiando tu, cambierà anche l’altro e la natura della relazione, in un processo di comunicazione pragmatica circolare.

“Sii te stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” Ghandi.

Nati in una cultura dove l’emozione spaventa, ci fa indietreggiare e rovina le relazioni, questo è il momento di ascoltare la nostra rabbia, di comprenderla e trasformarla in uno strumento, in una risorsa per creare nuove opportunità personali e organizzative.

Così come, nel mito di Yu, l’ennesima minaccia di inondazione del Fiume Giallo fu trasformata in risorsa: furono canali e mulini per raccogliere acqua, macinare riso e sfamare tutta la città.

Fonti:

Pragmatica della comunicazione Umana (P.Watzlawick, J.Beavin, D.Jackson,1967)

Intelligenza Emotiva (D.Goleman, 1996).

Coaching Strategico, Trasformare risorse in opportunità (P.Mordazzi e R. Milanese, 2007).

Emozioni, istruzioni per l’uso (G.Nardone, 2019)